Shiver: un nuovo concetto di lupo mannaro

«Quando saresti ritornato te stesso?»
Chiusi gli occhi. «Non lo so, Grace.» Era il momento perfetto per dirglielo. Questo è il mio ultimo anno. Ma non ci riuscii. Non ancora. Volevo un altro minuto, un’altra ora, un’altra notte per fingere che quella non fosse la fine.


Quando si parla di lupi mannari sono molti gli esempi che saltano subito alla mente, sia parlando di libri che di film. Uno dei più famosi, forse, è il petto nudo di Jacob in Twilight. In Harry Potter compaiono Lupin e il suo amico Sirius, anche se lui è un animagus e non un vero licantropo; oltre ovviamente a Greyback. Sempre di libri va nominato “Unico indizio la luna piena” di Stephen King, indiscusso re dell’Horror americano. Parlando invece di film merita una menzione Underworld, che pure essendo un film di 17 anni fa è invecchiato fin troppo bene.

Tutti questi licantropi hanno vari fattori in comune: si trasformano in qualcosa di più grosso di un lupo, spesso un po’ antropomorfo, quasi sempre perdendo il controllo, almeno le prime volte. E tutti si trasformano con la luna piena, a parte il petto nudo di Jacob.

Dimenticate tutto questo.

Shiver è un libro anticonvenzionale che crea una nuova concezione di lupo mannaro: non più dominati dalla luna, ma dal freddo. La trasformazione, poi, non è particolarmente scenografica: i personaggi si trasformano in semplici lupi, neanche più grossi di quelli normali. E qui nasce il fulcro del romanzo. I licantropi non sono bestie assetate di sangue né mostri antropomorfi, sono semplici lupi che si comportano da tali, cercando di sopravvivere all’inverno: si trasformano quando fa freddo per poi tornare umani col calore. Sono solo una piccola comunità di persone che cercano in tutti i modi di sopravvivere, di non farsi scoprire dal resto del mondo e tirare avanti ancora un altro anno. Almeno finché non rimarranno intrappolati per sempre nel corpo di un lupo.

In tutto questo nasce la storia tra i due protagonisti, Grace e Sam.

Lei una normale ragazza che vive la sua vita, lui un ragazzo lupo che veglia su di lei d’inverno e la osserva da lontano d’estate.

Lei rimasta magnetizzata dagli occhi dorati del lupo che le ha salvato la vita da piccola, lui in attesa che lei, morsa dai lupi da piccola, si trasformi e si unisca al branco.

Il loro piccolo mondo, fatto di sguardi lasciati di sfuggita e desideri frustrati dalle stagioni, viene messo in pericolo quando un ragazzo viene ucciso dai lupi. Le conseguenze li travolgono come un uragano: la caccia al lupo parte prima che possano fare qualcosa e le conseguenze sono drammatiche per il branco.

Da qui si evolvono le vicende dei due protagonisti, seguendo un arco narrativo pressoché perfetto che, con la sua narrazione in prima persona e con i punti di vista alternati tra i due protagonisti, coinvolge il lettore facendolo sentire parte attiva della storia. All’inizio di ogni capitolo viene infatti detto chi è il punto di vista (Grace o Sam) e non solo: anche la temperatura a cui si svolgono gli eventi. Quello che per qualsiasi altro romanzo sarebbe un dato irrilevante, forse persino fastidioso, in questo libro si trasforma in un’informazione di vitale importanza. Troppo freddo e i due dovranno separarsi, non abbastanza caldo e non potranno riunirsi. Sam e Grace trasportano il lettore, con la loro personalità e i loro sentimenti, attraverso tutto il romanzo, evolvendosi per sopravvivere (o almeno tentare) agli eventi che li travolgono.

Non solo i protagonisti: anche gli altri personaggi, da quelli secondari fino alle ultime comparse, sono intrise di un carisma studiato e di una personalità in continua evoluzione. Persino quelli presentati come personaggi negativi sono capaci di sorprendere il lettore mostrando il proprio lato umano, come se il romanzo non provenisse dall’immaginazione di una scrittrice, ma fosse il diario di persone realmente esistite.

E di questo realismo Shiver fa il suo punto forte. La premessa iniziale – le persone che si trasformano in lupi col freddo – non è così pretenziosa né così mal studiata da far porre domande al lettore. Non ci sono scene in cui si è portati a pensare “ma questo non potrebbe accadere, nel mondo reale se ne accorgerebbero”. Niente ragazzi che fermano camion a mani nude sotto gli sguardi per niente perplessi dei passanti, insomma, ma scene di vita che potrebbero essere realmente accadute. E niente ci impedisce di pensare che tutto ciò sia realmente accaduto, se lo vogliamo, basta credere ad un pizzico di magia nel mondo, un mondo che sa nascondersi bene quando la situazione lo richiede.

Dopotutto, se esistono i meta-lupi e dei gatti licantropi, perché non credere anche a qualcosa di un po’ più magico? Basta lasciarsi trasportare dalla magia di Shiver.

Questo è un libro ben studiato in ogni suo particolare, persino la copertina: almeno nella mia edizione infatti le tre lacerazioni che potete vedere sono vere. La copertina è stata tagliata lasciando vedere il rosso della pagina sottostante, dando un’impatto visivo ancora più forte (ed è uno dei motivi per cui l’ho comprato).

Se lo vedete sugli scaffali non lasciatelo lì a prendere la polvere, non se lo merita. Prendetelo, leggetelo e poi venite qui a parlarne, non ve ne pentirete.



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