Una tranquilla serata da fantasma

Passo lo straccio sopra il piatto e asciugo le ultime gocce. Guardo il mio riflesso nel piatto. I capelli sono un disastro, ciuffi neri mi ricadono sgraziati attorno alle orecchie e la frangia mi sta per superare le sopracciglia, sembro uscita da un film horror. Domani devo fissare dal parrucchiere. Butto lo straccio nell’angolo del lavandino e ripongo il piatto nella piattaia.

Faccio due passi all’indietro e appoggio il sedere sul bordo del tavolo. Passo lo sguardo su tutta la cucina: il lavandino è sgombro e i fornelli sono lucidi, posso godermi il resto della serata in santa pace. Magari tiro fuori il Chianti che ho stappato la scorsa settimana. Mi stiracchio, i jeans mi stringono attorno alla vita. Una volta non erano così attillati. Okay, niente vino stasera, facciamo dieta.

La serratura di casa scatta. Dall’altro lato del mogano ci sono due voci. Di nuovo. Non ne posso più.

La porta si apre. Loro due sono lì, come sempre. Impermeabili beige, Fedora nera, anfibi in pelle e baffoni neri che sembrano usciti da un cartone animato. Il più alto tiene in mano un aggeggio quadrato con due antenne, il piccoletto porta sulle spalle un grosso zaino pieno di chissà cosa.

«È tutto in ordine, Ivan.» Bisbiglia quello più alto. «Sembra che il fantasma non si sia ancora manifestato.»

Screanzato. Certo che è tutto in ordine, ho appena finito di lavare i piatti.

«V-Viktor,» balbetta il piccoletto. «Sei proprio sicuro che si-sia-sia qui? Magari la padrona di casa—»

Viktor si volta verso di lui e gli piazza l’indice sulla bocca.

«Basta piagnistei. Non ci arrenderemo finché non l’avremo trovato.»

Certo, fate come se io non ci fossi.

Passano accanto al tavolo, Viktor passa un dito sopra il piano cottura e se lo passa davanti al naso. Si volta verso di me. E prosegue. Il suo corpo mi attraversa e passa dall’altra parte, il gelo mi scuote i muscoli e le ossa. Non mi abituerò mai a questa sensazione. Viktor si ferma.

«Ho avvertito una strana sensazione di freddo. Credo che il fantasma sia qui vicino.»

Ivan lo segue, mi scanso verso la cucina per farlo passare. Un attraversamento basta e avanza per stasera. Entrano nel corridoio che porta in camera da letto. Se mi frugano nei cassetti è la volta buona che li lancio dalla finestra. Ovviamente hanno lasciato la porta di casa aperta. Ma no, fate come se non ci fossero state cinque denunce di furti in questo condominio negli ultimi mesi. La spingo piano, abbasso la maniglia e la chiudo senza far rumore. Ci manca solo che tornino qui spaventati perché il fantasma li ha chiusi dentro. La prima volta che ho fatto questo errore mi hanno devastato il salotto. E la notte dopo erano pure sorpresi che fosse di nuovo tutto a posto.

Mi sporgo verso il corridoio, nella camera per gli ospiti in fondo a destra la luce è accesa. Li sento bofonchiare qualcosa, sono furtivi come un elefante. Mi sposto davanti alla tv e mi lascio cadere sul divano. I cuscini mi accolgono con un tonfo soffocato.

«Hai sentito Ivan?» Il rumore dei passi dei due si avvicina. Dannazione.

Entrano in salotto in punta di piedi, nonostante i loro scarponi facciano comunque un rumore plastico. Viktor punta la strana scatola con antenne che tiene in mano a giro per la stanza. A intervalli regolari emette un suono acuto che mi irrita le orecchie. Ivan si guarda attorno con occhi vitrei e sobbalza ogni volta che la scatola lancia un sibilo.

Mi allungo verso il bracciolo, con i polpastrelli sfioro il telecomando. Mi sbilancio ancora un po’, premo un tasto a caso. La spia rossa della TV cambia colore e diventa verde, lo schermo emette un nero luminoso.

Viktor si volta e punta le antenne della scatola verso la TV.

«Ci siamo, il fantasma si manifesta!»

Ivan si nasconde dietro di lui, ma inciampa e cade dietro il tavolo. Qualcosa di pesante vola a terra insieme a lui, forse una sedia.

«Ivan, concentrati!»

Il piccoletto si rialza.

«Scu-scusa Viktor.»

La tv finisce di accendersi, stanno trasmettendo un film. C’è un cane sul ciglio di una strada, guarda passare le macchine. Probabilmente si diverte più di me. Non c’è l’audio. Allungo la mano verso il telecomando, ma Viktor lo prende in mano e lo scruta. Perfetto, niente audio.

«Cosa cerchi di dirci, spirito?» Viktor si avvicina alla tv, le antenne della scatola sfiorano lo schermo. «Che ti senti sola e abbandonata come quel cagnolino?»

«No, spilungone.» Gli inveisco contro e mi metto seduta composta. «Sto cercando di dirvi che voglio vedere la tv in pace!»

Ivan si aggrappa tremante alla sua schiena. «Hai sentito, Viktor? Sembrava un suono lontano e ostile!»

Viktor si scrolla il piccoletto di dosso. «Il fantasma cerca di comunicare con noi, non è ostile.» Alza la testa e parla con un tono di voce più profondo. «Oh, spirito, dicci come possiamo liberarti dal tuo tormento!»

Sospiro. «Andandovene.» Figurati se mi sentono ‘sti due. Sulla tv un tizio si ferma al margine della strada e si china sul cane. Adotta anche me, ti prego.

Ivan rialza la sedia che ha fatto cadere prima, le gambe strisciano sul pavimento producendo uno stridio fastidioso. Perfetto, ci manca solo che sveglino pure i vicini. Si toglie lo zaino dalle spalle e lo butta sul tavolo. Ne estrae una tavoletta di legno e un blocchetto metallico a forma di freccia. Una tavola Ouija? Finalmente ci divertiamo un po’!

Ivan estrae dallo zaino due scatolette metalliche della dimensione di un pugno.

«Viktor, piazziamo i sensori?»

«Sì, mettine uno all’ingresso del corridoio e uno davanti alla porta.»

Ivan va nei punti indicati e attacca le scatolette ai muri con delle ventose. Preme qualcosa e sulle due scatolette si illumina un led rosso. Ci passa la mano davanti, il led diventa verde per qualche istante.

«Sono pronte.»

«Bene, se passerà di qui lo sapremo.»

Ora sono curiosa. Mi alzo dal divano con un colpo di reni e mi avvicino alla scatoletta accanto alla porta. Mi ci piazzo davanti, la spia diventa verde.

«Viktor, guarda!»

Mi sposto, la spia torna rossa. Viktor si volta verso di me.

«Cosa c’è, Ivan?»

«La spia era diventata verde, lo giuro!»

Viktor si strofina le mani.

«Il fantasma è ancora in questa stanza! Presto, usiamo la tavola.»

Si mettono ai lati del tavolo, la tavola Ouija è precisa al centro. Mettono indice e medio di entrambe le mani sul blocchetto metallico sopra la tavola. Ivan chiude gli occhi, trema come una foglia. Viktor alza gli occhi al soffitto.

«Spirito, se ci sei comunica con noi!»

Mi sporgo sul tavolo e allungo una mano. Gli sposto il blocchetto sulla lettera L. Viktor sgrana gli occhi.

«Ci siamo, sta componendo il messaggio! L…» continuo a spostare il blocchetto sulla tavola. «E… V… A… T… E… V… I. Si è fermata.»

Ivan riapre gli occhi e sbircia la tavola. «L-Levatevi? Vuole che ce ne andiamo?»

Wow, il piccoletto ha ancora un briciolo di cervello.

Viktor si liscia i baffi. «Di sicuro lo spirito vuole trasmetterci un messaggio profondo. “Levatevi”, forse vuole dire che non possiamo comunicare con lui finché non ci saremo elevati.» Si batte il pugno nel palmo della mano. «Dobbiamo essere puri di spirito!»

Perché questi due rintronati sono capitati proprio a me? Tiro una testata al tavolo.

«Viktor hai sentito anche tu questo tonfo?»

«Certo, Ivan. Un colpo significa sì, siamo sulla strada giusta!»

Il film in TV è andato avanti, ora il cane sta bisticciando con un gatto. Va a sbattere contro un armadio e gli si rovesciano addosso dei piatti di porcellana che si schiantano a terra. I padroni di casa entrano nella stanza e—

La TV si spegne. Viktor ha il braccio sollevato col telecomando in mano.

«Non riesco a pensare con la TV accesa. Ora pensiamo a come procedere. Ivan, prendi l’incenso.»

 No, ora pensiamo a come farvi sloggiare di qui, per stasera mi sono divertita abbastanza. Sollevo la tavola Ouija e gliela lancio addosso. Ivan lancia un urlo acuto, Viktor solleva le braccia e incassa il colpo, la tavola lo colpisce agli avambracci e cade a terra con un tonfo. Ivan è pallido come un cadavere.

«Viktor hai fatto infuriare lo spirito! Riaccendi la TV!»

«Non essere sciocco! Questa sarà—»

Con un calcio ribalto una sedia, i due sobbalzano. Vediamo se con le cattive capiscono.

«Spirito, dicci come—»

Stacco la scatoletta accanto alla porta e gli lancio pure quella. Viktor la afferra al volo. Ivan prende le cinghie dello zaino e se lo issa sulle spalle.

«Viktor andiamocene!»

«Questa è solo una ritirata strategica!»

Raccolgono la tavola Ouija da terra, riprendono l’altra scatoletta attaccata al corridoio e infilano tutto nello zaino di Ivan a forza. Per sicurezza tiro un calcio al divano. Ivan caccia un altro urlo.

Percorrono il salotto in volata e si fiondano fuori dalla casa attraversando la porta ancora chiusa.

Maledetti fantasmi, neanche si sono accorti che gliel’avevo chiusa io. Riapro la porta e guardo a destra e a sinistra lungo il corridoio. Sono spariti, come al solito. Chissà dove se ne vanno, probabilmente a rompere le scatole a qualcun altro. La porta della casa davanti alla mia si apre piano, dall’altra parte fa capolino l’anziana che vive lì.

«Ancora quei due, eh?»

Tiro un lungo sospiro. «Già. Erano un paio di settimane che non si facevano vivi… cioè, morti. Dannazione, che scocciatura.»

Mi passo le mani tra i capelli, sono ancora più in disordine di prima. Avrei preferito non farmi vedere così.

«Sa, signora.» L’anziana si mette la mano accanto alla bocca e sussurra. «Spero tanto di non fare la fine di quei due quando verrà la mia ora.»

Le sorrido. «Ma no, le pare? Quelli sono ghostbusters falliti, si figuri che neanche si sono accorti di essere morti.»

Si fa il segno della croce.

«Abbia pazienza con loro, ero una bambina quando ci fu il crollo in cui vennero coinvolti, ancora ricordo i titoli sui giornali. È da allora che questi appartamenti non si vendono più, tranne…»

Spalanca i suoi occhietti rugosi e si tappa la bocca. Rido per cortesia, anche se ha centrato nel segno.

«Tranne che ai fessi. Non si preoccupi, lo so bene. Diciamo che l’agenzia immobiliare mi ha fregato.»

«Sì, beh…» I suoi occhietti passano da un lato all’altro del corridoio. «Le auguro buona notte, signora mia.»

«Anche a lei.»

Rientro in casa e sbarro la porta.

Giuro che se dopo la sua morte quell’anziana dovesse infestare questo appartamento, do fuoco al condominio.



Categorie:Racconti

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