1.Dopo la luna piena

Travis poggiò la testa sul pugno, il gomito era ben piantato sul banco. Le palpebre gli cadevano pesanti sugli occhi. Con l’altra mano impugnava una matita con la quale disegnava piccoli scarabocchi al margine del libro di Fisica. La campanella sarebbe dovuta suonare a momenti.
Tra le file di banchi dietro di lui il brusio della classe era più intenso del solito, ma non riusciva a capire di cosa parlassero. La voce di Adrien proruppe sopra le altre.
«Me lo ha detto mio zio, i lupi mannari sono arrivati in Normandia!»
Travis sospirò e si girò verso i suoi compagni.
«È la quinta volta dall’inizio dell’anno che lo dici. Non sono mai stati visti a est di Parigi, non c’è neanche il clima per loro, qui.»
Adrien si accigliò e gli puntò il dito contro.
«Che ne sai, tu? Ieri notte è stato sterminato un intero gregge di pecore sulle colline qui accanto e guarda caso c’era la luna piena. Appena finiranno con quelle tu sarai il primo a venire mangiato!»
Travis aprì bocca per replicare, ma si trattenne. Qualsiasi cosa avesse detto sarebbe stata inutile, poco importava se i licantropi non mangiavano carne umana. I tipi come Adrien erano ovunque in Francia, inutile provare a farli ragionare.
Jean dal banco accanto al suo lo toccò col gomito.
«Lasciali stare. Persino in Germania dove si sono integrati c’è gente così, è una battaglia persa.
Piuttosto…» con la testa gli fece cenno di guardare verso la porta. «Secondo te chi è quello?»
Appena fuori dall’aula il Professor Leroy stava parlando con un ragazzo. Travis aguzzò la vista.
Capelli castani corti e mossi, occhi verdi, naso pronunciato e orecchie a sventola. Un accenno di lentiggini sul naso. Non l’aveva mai visto prima.
«Non ne ho idea, ma penso che lo scopriremo presto.»
Il professore fece un ampio gesto col braccio per indicare la porta al ragazzo ed entrò in aula. Il ragazzo lo seguì a passo lento, il suo sguardo passava frettoloso tra i volti dei ragazzi seduti ai banchi.
«Ragazzi.» Il Professor Leroy si sedette alla cattedra. «Vi annuncio che da oggi avrete un nuovo compagno di classe. Presentati, dai.»
Il ragazzo prese un gessetto e si mise a scrivere sulla lavagna. Scriveva rapido con una grafia spigolosa ma uniforme, ogni lettera incasellata con le stesse dimensioni come se stesse scrivendo su un foglio a quadretti.
“Reinar Schneider”
Ripose il gessetto e si girò verso la classe. Le sue mani tremavano.
«Mi chiamo Reinar Schneider. I miei genitori sono Tedeschi, ma io sono nato in Francia, a Reims.
Mi sono trasferito da poco in città per il lavoro dei miei, hanno aperto una filiale di una catena di negozio di computer, quindi… se avete bisogno…»
La classe rimase in silenzio e Reinar non pareva intenzionato a riaprire bocca. Il professore batté le mani.
«Ottimo Reinar, benvenuto. Sono sicuro che ti troverai bene. Guarda, lì c’è un banco libero, prendi pure posto.»
Reinar raggiunse il banco, vicino alla finestra. La postazione accanto alla sua era occupata da Adrien, che lo fissava in cagnesco. Jean si voltò verso Travis con un sorrisetto.
«Il nuovo è arrivato proprio nel momento peggiore possibile.»
Travis annuì.
«Lo faranno a pezzi, poverino.»


Travis uscì per ultimo dal cancello della scuola: il professor Leroy non aveva apprezzato il suo pisolino in mezzo alla lezione e lo aveva sgridato per un buon quarto d’ora. Si fermò a guardare il sole che stava già tramontando, lasciando il posto a un’altra gelida notte invernale.
Non è mica colpa mia se ieri notte non ho chiuso occhio, ma vaglielo a spiegare.
Superò la breve inferriata della scuola e girò l’angolo. Reinar era alla fermata dell’autobus, attorno a lui torreggiavano Adrien e altri due studenti delle classi superiori. Adrien lo spintonò e lui sbatté la schiena contro il palo della fermata.
«Sei tu il lupo mannaro!»
Reinar sollevò le braccia davanti a sé.
«Non sono un mannaro, lo giuro!»
«Balle!» Adrien lo spintonò di nuovo. «Mostraci il tuo brutto muso da mostro!»
Travis si lanciò un’occhiata attorno: la strada era deserta. Si tolse lo zaino da una delle spalle e avanzò verso i bulli.
«Pianta Adrien.»
I tre si girarono verso di lui, Adrien gli lanciò uno sguardo in cagnesco.
«Che vuoi tu?»
«Se lui» con un cenno del capo Travis indicò Reinars«fosse un licantropo, vi avrebbe già mangiato la faccia. Non so se l’avete notato, ma siete in una strada deserta.»
I due dietro ad Adrien sbiancarono e si lanciarono degli sguardi allucinati. Adrien continuò a guardare Travis accigliato, ma l’odore della sua paura era palpabile.
«Non te la caverai così facilmente, ci vediamo domani a scuola, lupo.»
I tre si allontanarono a passo affrettato. Reinars aveva i capelli arruffati e gli occhi sgranati, teneva lo zaino con entrambe le braccia.
«G-grazie.»
Travis gli passò accanto e si andò a sedere sulla panchina sotto il cartello del bus. Reinars ebbe un sobbalzo e si andò a sedere accanto a lui. Una zaffata di polvere da sparo riempì le narici di Travis.
«Sei arrivato in un momento sfigato, mi dispiace.»
«In che senso?»
«Ieri notte c’è stato un attacco sulle colline qui vicino, pare che un allevatore non sia stato molto
fortunato.»
Reinars abbassò lo sguardo a terra. «Lupi mannari?»
«Nah, non ci sono solo loro.»
«Che intendi?»
Travis si sfilò lo zaino e lo lasciò cadere a terra tra le gambe.
«Pensaci, il mondo ha scoperto che i lupi mannari sono reali da quanto, cinque anni? Nessuno si è mai chiesto se anche altre leggende fossero vere. Che ne so, vampiri? Magari sono troppo scontati, ma un fondo di verità deve esserci. Dopotutto ci sono solo tre nazioni al mondo che ne hanno accettato l’esistenza senza cacciarli, immagino che gli altri siano restii a fare coming out.»
Il volto di Reinars perse colore, i suoi occhi vagavano da un punto all’altro della strada senza soffermarsi su nulla per più di un secondo. Travis fece un profondo respiro.
«A me parrebbe ovvio pensarlo, no? Però a gente come Adrien non passa neanche per la testa, quindi quando avviene un attacco e nello stesso giorno arriva un nuovo studente fanno due più due.»
«Io non…» la voce di Reinars era ridotta a un sussurro «Io non sono un lupo mannaro.»
«Lo so.»
Si fissarono. L’odore della paura di Reinars si fece più intensa della puzza di polvere da sparo di cui era zuppo.
«Come…»
Travis si toccò la punta del naso con l’indice.
«Non hai un odore da lupo. E puzzi di polvere da sparo. Negozio di computer, eh? Raro vedere qualcuno che si trasferisce per questo motivo. Come copertura per una famiglia di cacciatori è un po’ debole. Un lupo se ne accorgerebbe subito e si metterebbe in allerta.»
Reinars si spinse con le gambe e scivolò lungo la panchina, lontano da Travis.
«Sei… tu sei…?»
«Sai, ho passato tutta la notte a cercare di proteggere quelle stupide pecore perché sapevo, lo sapevo che oggi Adrien se ne sarebbe andato in giro baldanzoso affermando per l’ennesima volta che ci sono i lupi mannari. Non ho chiuso occhio, ma stanotte ero da solo e c’erano troppi mangiaombre, non c’è stato verso. Spero solo che la cosa si sgonfi velocemente.»
L’autobus fece capolino da dietro l’edificio al termine dell’isolato. Travis si alzò in piedi e raccolse lo zaino.
«Arriva. Tu sali?»
Reinars scosse la testa. Il suo volto era cadaverico e teneva una mano piantata dentro lo zaino, l’altra tremava come una foglia al vento.
«Okay, allora ci vediamo domani a scuola. Qualsiasi cosa tu abbia nello zaino tienila da parte, ti potrebbe servire.»
L’autobus si fermò davanti a loro e spalancò la porta anteriore. Travis fece un passo sulla pedana e Reinars si alzò in piedi.
«Cosa… cos’è un mangiaombre?»
Travis si girò verso di lui con un sorrisetto in volto e un sopracciglio alzato.
«Magari un giorno ci facciamo un giro e te ne mostro uno.»
Salì sull’autobus e le porte si chiusero.



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